2 PROFESSIONISTI, 2 RUOLI DIVERSI: COME LA CERTIFICAZIONE GUIDA L’INNOVAZIONE E RENDE MISURABILI I RISULTATI
Innovare non è un claim, è un mestiere, e quando idee e metodo si incontrano, nascono risultati che restano.
Per raccontare come si passa dall’intuizione al valore misurabile, abbiamo intervistato Giorgio Ramenghi e Noemi Agresta, professionisti certificati CEPAS in Innovation Management Professionals. Con loro esploreremo differenze di approccio e punti in comune, le motivazioni che li hanno spinti a certificarsi, gli strumenti che usano ogni giorno e le lezioni apprese sul campo.
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In che modo il vostro ruolo rende l’innovazione imprescindibile?
Giorgio Ramenghi: “Non credo di poter affermare che il ruolo dell’Innovation Manager renda l’innovazione imprescindibile, preferisco dire che la rende realizzabile, perché crea una base comune su cui far convergere funzioni, priorità e linguaggi diversi. Per la mia passata esperienza in una grande azienda come WINDTRE, ciò significa trasformare l’innovazione da iniziativa isolata a basso impatto a scelta organizzativa condivisa in quanto allinea strategia e operatività e riduce la complessità, orchestrando stakeholder e rendendo scalabili le idee. L’innovazione introduce metodo, governance e visione unificata.”
Noemi Agresta: “L’innovazione ha molte letture, che convergono tutte in un punto: creare valore per utenti, collaboratori e stakeholder. Innovare significa generare soluzioni migliorative ed è un processo continuo di apprendimento, adattamento e miglioramento.
Il mio ruolo, rafforzato da master e dalla certificazione CEPAS, è combinare queste prospettive secondo le direttrici della mia azienda, dove l’innovazione è un valore fondante. Con le mie radici in Ricerca e Sviluppo e con la storia pluridecennale, oggi riesco a valutare in modo trasversale i processi secondo la Value Chain, supportata da cicli di prototyping–testing per verificare l’effettiva generazione di risultati. Nella mia Business Unit sono inoltre centrali le tecnologie e il loro potenziale: nuovi lanci, data analysis per ottimizzare processi/costi, miglioramenti tecnici e dell’ingredientistica, ricerca e gestione di nuove idee per massimizzare il valore per l’utente finale.”
Perché vi siete certificati come Innovation Management Professional e cosa è cambiato da allora?
Giorgio Ramenghi: “Mi sono certificato come Innovation Management Professional per trasformare anni di esperienza sul campo in un metodo solido, strutturato e trasferibile. Sentivo il bisogno di dare una forma sistematica a un percorso molto ricco ma prevalentemente empirico, così da poterlo applicare non solo in WINDTRE ma anche come consulente nel mio attuale percorso professionale. Cosa volevo colmare? Probabilmente sentivo che c’erano ancora dei puntini da collegare e che grazie alla Certificazione avrei potuto strutturare e quindi sfruttare meglio tutta l’esperienza acquisita sul campo in tanti anni di sfide e iniziative di innovazione. Ritengo che la certificazione abbia contribuito a trasformare la mia esperienza in un metodo esportabile, permettendomi di supportare altre organizzazioni con un approccio professionale, misurabile e riconosciuto.”
Noemi Agresta: “Ho scelto il percorso di formazione e poi di certificazione in gestione dell’innovazione per dare più concretezza, conoscenza e strumenti alla mia professione. Nel percorso ho scoperto molto più del previsto: le diverse declinazioni e l’interdisciplinarità, i principi e i pilastri, i tool che la abilitano, le modalità di governance e le tecnologie abilitanti. Queste competenze hanno cambiato la mia impostazione: da R&S ho spesso distinto innovare da inventare; oggi so che l’invenzione è una delle forme dell’innovazione. Soprattutto, l’innovazione è aziendale e olistica, trascende organigrammi e nasce dalla cultura. Con corso e certificazione gestisco al meglio il portafoglio progetti di innovazione nelle diverse Business Unit, non solo R&S, e dialogo con la Direzione in modo più strutturato e persuasivo, ottenendo decisioni strategiche più rapide.”
Un caso concreto: ci raccontereste in breve un progetto d’innovazione in azienda dove l’impatto del vostro ruolo come esperti certificati ha fatto la differenza?
Giorgio Ramenghi: “Come esempio concreto di innovazione gestita correttamente e che ha generato un risultato tangibile mi piace ricordare l’iniziativa WINDTRE Luce&Gas: un vero cambio di paradigma per un operatore telco, il primo in Italia ad affrontare questa sfida e che ha aperto l’azienda al modello multiservizi. Per farlo serviva qualcuno capace di comprendere e integrare competenze telco, normative energetiche, un partner strategico e nuovi processi in un’unica direzione. Il tutto in tempi molto stretti e con budget limitati. È lì che il ruolo dell’Innovation Manager è risultato decisivo: senza una regia trasversale, costante e attenta, un salto di questo tipo non sarebbe stato possibile.”
Noemi Agresta: “Mi sono certificata da poco e non ho ancora un progetto concluso in cui applicare l’intero pacchetto di competenze. Ho però messo subito a terra diverse pratiche: pianificazione più strutturata e gestione di processi e progetti in modo più agile. Questo fa la differenza ogni giorno. Voglio sottolineare il ruolo della cultura dell’innovazione, perché adottarla rappresenta una svolta nella gestione dell’innovazione. Lavorare con questa consapevolezza non solo massimizza la generazione di valore, ma facilita collaborazione interfunzionale, chiarezza e apprendimento interno, oltre a favorire apertura al cambiamento e comprensione delle esigenze di ogni business unit azinedale.”