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Sustainability Manager: evoluzione del profilo

Mar. 30 2026

DA GARANTI DELLA COMPLIANCE AD AGENTI DEL CAMBIAMENTO: SFIDE ED OPPORTUNITÀ PER UNA FIGURA PROFESSIONALE IN DIVENIRE

Raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030 sembra oggi più sfidante che mai, soprattutto per le conseguenze economiche, ambientali e sociali dei conflitti che animano da tempo la geopolitica mondiale. Ma le crisi sono anche un’occasione per una visione diversa e per trovare nuove energie e fonti d’ispirazione virtuose.

Nelle imprese strutturate la sostenibilità supera la dimensione “accessoria” e si impone come leva strategica di business, richiedendo competenze e ruoli dedicati capaci di tradurre la visione in risultati misurabili. 

Secondo le ricerche condotte da ALTIS Graduate School of Sustainable Management e Sustainability Makers, l’associazione italiana dei professionisti della sostenibilità, questa comunità professionale è in rapida crescita e comprende ruoli con responsabilità e competenze differenziate. Oltre ai Sustainability Manager e ai Sustainability Practitioner (specialisti della sostenibilità), negli ultimi anni si è affermata anche la figura dei Chief Sustainability Officer (CSO), posta al vertice della funzione sostenibilità, punto di raccordo tra la strategia di sostenibilità e la governance aziendale.

Integrare la sostenibilità in azienda: competenze, team e responsabilità

Quali sono, oggi, le competenze indispensabili per intraprendere un percorso come professionista della Sostenibilità?

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Lo abbiamo chiesto a Matteo Pedrini, Professore Ordinario di Corporate Strategy e Business Sustainability presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore di ALTIS – Graduate School of Sustainable Management, direttore scientifico di Sustainability Makers, l’associazione italiana dei professionisti della sostenibilità. 
Matteo Pedrini è autore del libro Integrare la sostenibilità nella strategia aziendale. Piani, processi e protagonisti,  da cui è scaturita questa intervista.

"I professionisti della sostenibilità devono disporre di competenze di carattere più tecnico e altre più soft. Essendo posti al centro del coordinamento di un non semplice percorso di transizione delle organizzazioni verso la sostenibilità che coinvolge differenti funzioni sempre più le competenze di carattere soft diventano fondamentali. Capacità di leadership e di change management abbinate a un’efficace ed efficiente gestione degli stakeholder diventano il modo con cui i professionisti della sostenibilità riescono a trasformare in passi concreti una visione strategica della sostenibilità."

Le aziende hanno un diverso livello di maturità nel perseguire una strategia di sostenibilità e questo inevitabilmente impatta sugli spazi e le modalità con cui il professionista della sostenibilità interno può agire il suo ruolo. 

Quali modelli sono prevalenti e come impattano sul ruolo del professionista?

"Dalla ricerca che abbiamo condotto emergono quattro differenti modelli con cui le aziende stanno integrando la sostenibilità nei propri processi di pianificazione strategica. Si va da modelli più leggeri che abbiamo definito evolutivi sino a modelli dominanti che presentano gradi di pianificazione della sostenibilità in azienda differenti e, conseguentemente, si assiste a differenti ruoli interpretati dai professionisti della sostenibilità. In alcuni casi di fronte ad ambizioni di carattere sociale e ambientale dei vertici aziendali si trovano a essere degli attivatori, promuovendo la generazione di idee e progetti coerenti con delle linee guida qualitative ricevute dal vertice. In altri casi diventano degli implementatori, ricevendo dal vertice chiari obiettivi sociali e ambientali di carattere quantitativo che devono essere conseguiti tipicamente nel medio periodo e i professionisti della sostenibilità devono dare vita a un piano di azioni che permetta di conseguire tali obiettivi. In altri contesti sono degli specialisti, in questo caso sono direttamente coinvolti nella definizione di obiettivi di carattere sociale e ambientale attivando un confronto interno con le altre funzioni aziendali per proporre al vertice aziendale obiettivi fattibili di sostenibilità fattibili sia operativamente sia finanziariamente. In altri casi ancora diventano integratori. Si tratta dei casi di imprese più evolute dove i sustainability manager oltre a definire di concerto con le altre funzioni gli obiettivi di carattere sociale e ambientale si trovano coinvolti per valutare le implicazioni sociali e ambientali dell’insieme di azioni strategiche che l’organizzazione intende pianificare."

Quali sono i percorsi formativi che permettono di accedere alla professione e come stanno evolvendo?

"I percorsi formativi di accesso alla professione sono i più vari ma sono riconducibili prevalentemente a due vie. Da un lato persone che hanno un background di management o economico che si avvicinano ai temi della sostenibilità con una specializzazione post-lauream dedicata ad integrare competenze di carattere sociale e ambientale. In altri casi il percorso è opposto, persone che hanno un profilo educativo composto da lauree di carattere scientifico o di scienze sociali che integrano la propria formazione con percorsi di carattere manageriale attenti ai temi della sostenibilità."

Quali sono le motivazioni che orientano il percorso in ambito sostenibilità?

"La ricerca che abbiamo condotto su questo ha dato dei riscontri intriganti. La maggior parte dei professionisti della sostenibilità ha un interesse personale ai temi di carattere sociale ambientali (31,9%) o ha l’intenzione di contribuire con il proprio lavoro a un complessivo miglioramento della società (18%). Si tratta quindi di una professione mossa da un alto grado di motivazione intrinseca e radicata su un forte orientamento personale."

Nelle organizzazioni più strutturate e mature, si è consolidato un vero e proprio team Sostenibilità, composto da alcuni membri di diversa seniority. 

In che modo le diverse generazioni concorrono al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità? Quale contributo specifico viene portato dalle figure junior e senior?

"Senior e junior nelle unità di sostenibilità collaborano quotidianamente per gestire una complessità ed eterogeneità di progetti e azioni che caratterizza in modo particolare l’ambito della sostenibilità. Se le figure più senior sono dedicate alle attività di pianificazione, coordinamento e alla gestione delle relazioni con gli altri manager, quelle più junior sono sempre più composte da un insieme eterogeneo di professionisti attorno a specifiche tematiche di sostenibilità. Tipicamente nelle unità di sostenibilità è presente un professionista degli aspetti sociali e della gestione delle relazioni con gli stakeholder, un esperto di tematiche ambientali e un professionista dedicato alla gestione dei processi di rendicontazione della sostenibilità e di gestione delle relazioni con le agenzie di rating esterne."

L’impatto della certificazione CEPAS

La certificazione delle competenze dei Sustainability Manager e dei Sustainability Practitioner secondo la UNI/PdR 109.1:2021, valorizza le competenze necessarie per affrontare questa professione. Per i professionisti, la certificazione è un riconoscimento di terza parte indipendente che offre al mercato una garanzia preventiva di competenza, affidabilità e aggiornamento, rafforzando credibilità, spendibilità e visibilità.

Sustainability Manager e Sustainability Practitioner

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